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VAROTTI: «NEGOZI, STOP AD APERTURE LIBERE FESTIVE»

Confcommercio «La liberalizzazione non è più sostenibile»

Tornare a deroghe e orari certi per il commercio «continueranno ad ammazzare i centri storici e le botteghe». Lo chiede Amerigo Varotti, direttore di Confcommercio, proprio ora che le decima Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati sta discutendo in questi giorni il provvedimento sulla disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali. L’obiettivo – contenuto nella proposta di legge Sanaldi (PD) e condiviso da Confcommercio - è quello di reintrodurre una regolamentazione in materia di orari e di aperture festive dei negozi. Contemporaneamente si intende riassegnare a Enti Locali e Regioni il potere programmatorio d’intesa con le Associazioni imprenditoriali.

«La assoluta liberalizzazione delle aperture festive e domenicali dei negozi voluta dal decreto Salva Italia del Governo Monti non ha prodotto né maggiore concorrenza (perché il settore distributivo italiano è già ampiamente liberalizzato) né ha generato quello stimolo ai consumi e all’aumento della occupazione che qualcuno – barando – si aspettava. Anzi le imprese del commercio continuano drammaticamente a chiudere, i consumi regrediscono. Consentire alla grande distribuzione che sta ammazzando le botteghe, le vie commerciali, i centri di quartiere, desertificando nel silenzio complice della politica, di stare aperta tutte le domeniche e tutti i festivi è un’assurdità tutta italiana. Non esiste in nessun Paese Europeo».
La richiesta è semplice e anche i Comuni potranno fare la loro parte stabilendo le deroghe.

«Bisogna urgentemente proseguire nella direzione di reintrodurre una regolamentazione in materia di orari e aperture domenicali. L’obiettivo è quello di arrivare ad avere deroghe certe. Solo così si può contribuire a consolidare il modello distributivo italiano, fatto di piccole, medie e grande imprese, consentendo ai territori di valorizzare la propria vocazione turistica e commerciale, anche in particolari periodi dell’anno e alle imprese di contenere i costi e di avere una corretta e certa attività di gestione, ed ai lavoratori e ai commercianti di avere una propria vita, di avere la propria famiglia e i propri figli, di rispettare la propria fede religiosa, per una diversa qualità della vita. Cosa che passa sicuramente per la riduzione dei Centri commerciali e degli Ipermercati-outlet».
Per Varotti «il modello di vita impostarci da questa assurda liberalizzazione non è sostenibile. E accanto al ripristino della regolamentazione delle aperture, da condividere a livello locale e regionale, dovremmo pretendere – per salvaguardare le nostre città, l’occupazione e l’ambiente – un provvedimento per impedire la costruzione dei altri mostri commerciali. Come l’outlet di Marotta che gli amministratori Mondolfesi si ostinano a ritenere una grande opportunità per il territorio ma che invece ne certificherebbe la morte».

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