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«Una web tax per salvare i negozi»

«SULLA STAMPA da alcuni mesi viene dato risalto alle difficoltà di alcuni grandi gruppi commerciali (Mercatone Uno, Euronics, Trony, Mondo convenienza etc) che stanno chiudendo o hanno dichiarato fallimento o stanno ristrutturando con pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali». Così premette il direttore di Confcommercio Amerigo Varotti che spiega: «Come sempre fan notizia le difficoltà dei grandi gruppi mentre della moria quotidiana dei `bottegai\' non si interessa nessuno. Ma la causa è identica. La crisi dei consumi, determinata dalla crisi economica internazionale, dall\'aumento della disoccupazione o della precarietà; la diminuita capacità di spesa degli italiani stretti nella morsa di bassi redditi e l\'aumento della tas.ca7ione diretta e indiretta. E poi, l\'abnorme concorrenza determinata dalla grande distribuzione organizzata e poi dalle vendite on line, l\'ecommerce — che riguarda la vendita di beni e di servizi — nel commercio e nel turismo. La follia dei sindaci che per ogni pacco di fave consentono l\'apertura di nuovi grandi attività commerciali; le varianti ai piani regolatori `a chiamata\' che trasformano aree verdi in aree commerciali; la perdurante speculazione edilizia (di chi pensa — supportato da una vecchia politica — che basti costruire e cementificare per uscire dalla crisi) sono le cause più dirette e vicine di questa crisi che uccide le imprese commerciali ed i nostri centri storici. Poi c\'è una responsabilità più grande, nazionale. Quella di chi non vuole garantire le stesse regole per tutti colori che operano nello stesso mercato. Stesso mercato, stesse regole! Chiediamo noi. Come è possibile, infatti che i giganti delle-commerce (Amazon, Ebay...) o i vari tour operator on line (Booking.com, apedia, Airbnb), queste multinazionali a cui troppi consumatori si rivolgono non paghino le tasse come gli altri attori del mercato? Questi `campioni\' del mercato, che uccidono le nostre imprese, operano e fanno grandi profitti in diversi Paesi del mondo ma non utilizzano la partita Iva del Paese in cui erogano i servizi o commercializzano prodotti ma in quelli dove hanno la sede legale che (guarda caso!) è sempre in qualche paradiso fiscale dove la tassazione è molto, ma molto più bassa dei nostri Paesi. Allora: cosa aspettano i nostri politici a garantire equità fiscale e concorrenza leale creando una seria web tax?»

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