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“Un venerdì tra le essenze” va di scena oggi nella nostra rubrica al CAP Profumerie

Una realtà imprenditoriale solida su tutto il territorio Provinciale, che ha saputo negli anni seguire i cambiamenti del mercato e delle aziende e che negli ultimi anni con la forza e il coraggio di Marco Balocchi

Il nostro appuntamento settimanale quest’oggi è in una delle case di CAP Profumerie a Pesaro, una realtà imprenditoriale solida su tutto il territorio Provinciale, che ha saputo negli anni seguire i cambiamenti del mercato e delle aziende e che negli ultimi anni con la forza e il coraggio di Marco Balocchi, ha vinto la sfida contro la crisi. Un giovane può avere ottime idee, faticare per realizzare un sogno e perché no arrivare fino a grandi testate come Vanity Fair o avere Beauty&Luxury "Burberry" come distributore di prodotti Hipsteria. La storia CAP, la start-up e la importante presenza di Marco anche a livello di rete associativa Confcommercio a livello nazionale come FENAPRO. Vi abbiamo incuriosito e allora cosa aspettate?! Buona lettura con CAP Profumerie.

Buongiorno Marco ci può raccontare la storia di questa attività dedicata alla bellezza e alla cura della persona?

Buongiorno a voi, sono Marco Balocchi e rappresento la seconda generazione dell’attività di famiglia, creata da mio padre Giorgio nel 1978. La prima sede storica CAP si trova in via Belvedere, in zona centro qui a Pesaro e ad oggi abbiamo 6 punti vendita (ndr Fano, Montecchio e Cattolica) compreso l’ingrosso con prodotti professionali. La nostra realtà nasce come ingrosso per prodotti professionali dedicata ai settori estetica e parrucchieria; dopo pochi anni mio padre, pioniere, ha voluto creare quello che oggi si chiama cash e curry, portando il prodotto tecnico all’uso quotidiano del consumatore. Direi che questa da sempre é stata la mossa vincente e l’opportunità che ha potuto creare l’azienda CAP Profumerie che oggi dà lavoro a più di 20 dipendenti.

Parliamo dei vostri locali distribuiti nelle zone nevralgiche del commercio, dopo anni di attività cosa è più funzionale: essere dislocati nel centro storico o nelle vicinanze di un centro commerciale?

Credo in tal senso che la verità stia nel mezzo. Il centro storico ha vantaggi e svantaggi, mentre i centri commerciali, che spesso sono dislocati in zone perifiche, hanno altre problematiche per cui il nostro punto vendita di riferimento é senza dubbio quello di Via Faggi, che rimane fuori dall’isola pedonale ma comunque centrale rispetto alle zone commerciali. Parlando di una piccola città come Pesaro, la necessità di tutti è raggiungere in auto il negozio di cui hanno bisogno, se pensate le variabili sono tante, in centro se piove non ci vai.

Come sono cambiate nel tempo le esigenze dei clienti, soprattutto al femminile, si dedicano di più alla cosmetica o alla profumeria?

C’é stato un cambiamento radicale dei consumi, questo è evidente. Dopo la crisi nata nel 2008 é cambiato tutto. Non esiste più il cliente del sabato che faceva passeggiata e spesa, i giorni commercialmente più proficui sono diventati il mercoledì, giovedì e venerdì; noi siamo aperti anche il lunedì mattina perché lavoriamo con le parrucchiere. Devo dire che sono cambiate anche le esigenze, perché purtroppo in questo momento tutti noi abbiamo imparato a spendere meglio i nostri soldi, perché facciamo di necessità virtù. Pensate ai prodotti di lusso, oggi sono fortemente in crisi e la cliente alto-spendente é diventata medio-spendente, i consumi sono crollati. Nei nostri punti vendita l’assortimento é la cosa più importante quindi riusciamo a salvarci, rispetto al trend attuale, ampliando la scelta e dando al cliente prodotti professionali da estetica o parrucchieria a costi più contenuti, tutto questo senza nulla togliere alla qualità, anzi... riusciamo a dare una soluzione alle molteplici esigenze, perché purtroppo i tempi sono cambiati.
Parliamo ora di prodotti dedicati alla cura dell’uomo, quanta ricerca c’è e quali sono i settori più richiesti, penso ad esempio alla moda hipster.
Siamo appena usciti con una intervista su Vanity fair, ma in generale tutta la stampa parla di noi perché abbiamo raccontato una storia all’inverso. Mi spiego meglio: nel settore della profumeria uno dei segmenti più interessanti è sicuramente quello dei trattamenti dedicati all’uomo; quasi tutte le industrie ci si sono dedicate in maniera massiva e con ottimi risultati ed anche noi, io in particolare, ci siamo dedicati a tal comparto, avendo la necessità di ricercare nuovi mercati. Così con molta tenacia e coraggio ho creato un’azienda per la cura dell’uomo moderno, si chiama Hipsteria, è la prima azienda in Italia nel settore barba e la stiamo esportando in diversi paesi d’Europa. La tendenza è sempre in fase di miglioramento, non è solo la moda del momento ma è la necessità di curare l’uomo da un punto di vista più serio. In quanto attento conoscitore del mercato e delle esigenze, io ho capito che esisteva una carenza dell’industria nel settore barba, e mi ci sono buttato. Con una scelta principalmente qualitativa, con prodotti tecnici specifici, ho fortemente voluto il primo prodotto, un detergente barba specifico professionale. Sul mercato già esisteva qualcosa, ma erano tutti shampoo o simili, ma la barba é un pelo ed ha bisogno di più lanolina e meno schiuma e meno sali. Il mercato ha riconosciuto il suo valore e ha decretato il successo della linea. Questa start-up ha messo in campo la professionalità di 4 persone e siamo da poco distribuiti da Burberry a livello nazionale ed europeo. Per questo come dicevo, la storia di questa azienda è al contrario. Adesso ci sarà un ampliamento di gamma, dai detergenti per capelli per vegani, che non esiste sul mercato ed entro gennaio anche una linea di cosmetica biologica innovativa sempre per uomo.

Sei è una delle figure di spicco del settore profumeria nel sistema Confcommercio, ci puoi raccontare quali sono le novità messe in atto da FENAPRO?

FENAPRO é un ente che si sostiene con i tesseramenti, ammetto che siamo pochi perché sono poche le profumerie, ma oggi sono nate strutture alternative, ed è una gara tutti contro tutti, la grande distribuzione che fa concorrenza in primis. Nella realtà però, io credo molto nel consorziamento e quello che può emergere dall’associazionismo, perché se siamo tutti capre sciolte siamo alla mercé di tutti, ma se siamo insieme ci si difende, fare rete è fondamentale. Il nostro obiettivo è di trovare nuovi associati, fare scouting, io sono nel direttivo esecutivo, e grazie al presidente Michelangelo Liuni abbiamo messo in campo un bel progetto, con il supporto di una azienda mondiale come L’Oréal: “certificare” il ruolo della commessa, ovvero insegnarle il lavoro alla commessa, formarla al fine di immetterla nel settore con estrema professionalità. Alla fine la commessa avrà un bel curriculum e così quando cercherà lavoro avrà un valore diverso e avrà diritto a uno stipendio diverso,ma sarà anche il volto esperto di un negozio. Ma non solo: potrà anche avere le carte in regola per poter fare il mestiere del profumiere. E’ un progetto molto ambizioso, ma cerchiamo di proseguire con questo obiettivo perché serve non solo a tutelare il mercato della profumeria ma anche a far sì che questo mercato abbia un futuro. Inoltre io seguo anche un consorzio di più di 120 profumerie a livello nazionale dove mettere in campo le strategie giuste e mirate da applicare sul territorio.

Quanta forza e coraggio sono serviti in questi anni per essere sempre ad alti livelli e ad avere nuove idee in cantiere per seguire un mercato in continua trasformazione?

Posso dire di essere un Maciste perché 2 anni fa in un momento di forte crisi per il futuro dell’azienda, un mattina ho fatto valigia e ho iniziato a girare l’Europa in cerca di una novità, certamente con sforzi fisici, mentali ed economici, ma tutta la forza ed il coraggio che servivano sono stati messi in campo ed hanno avuto un bel risultato.

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