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Un locale "Cladestino" a Pesaro tra mare e centro

Un'attività che ha da poco soffiato la 4^ candelina, due ragazzi davvero esperti, Gianluca e Andrea.

Un locale a Pesaro tra mare e centro, una attività che ha da poco soffiato la 4^ candelina, due ragazzi davvero esperti, Gianluca e Andrea.
La nostra chiacchierata di oggi ci racconta la ricerca continua di prodotti di grande eccellenza. La "clandestinità" intesa come passione spasmodica di produttori di vino che lavorano ancora come un tempo senza pensare alla logica del mercato... dei veri e propri "clandestini". Buona lettura con l'intervista ‪#‎conforzaecoraggio‬ a Vinerieclandestine.

Buongiorno ragazzi. Come nasce questo locale in Viale dei Partigiani dall’insegna intrigante?
Il concept di clandestinità che abbiamo dato a questa vineria-enoteca nasce in maniera anche provocatoria ed è rivolto a chi oggi chi fa vino di qualità, perché secondo noi chi lavora in un segmento artigianale è un clandestino. Mi spiego meglio. La clandestinità è legata alla base produttiva, nessuno ti conosce se produci poco e bene, si é clandestini in relazione ad un mercato in cui si distribuisce a livelli elevati. Il mondo del vino è da sempre il più attaccato a livello finanziario, legato al business già dalla fine del 1700. Prima l’Italia, in seguito la Francia, poi esportato in America, mercato che ha trainato gli ultimi 70 -80 anni, e via via fino alla fase dell’industrializzazione, una discesa verticale verso una scarsissima qualità. Se pensiamo che già negli anni ‘70 si scriveva che occorreva rieducare il bevitore di vino industriale a una beva diversa, nello scritto “Vino al vino”. Sui giovani noi stiamo cercando di arrivare ad un cambio di rotta, per noi l’importante è far riscoprire il vero gusto del vino, facciamo un lavoro divulgativo ma è indubbiamente un passaggio lento e non abbiamo le armi per fare una comunicazione allo stesso livello degli industriali. La scelta di un locale che è sia vinoteca che enoteca è per poter educare, per presentare un vino e commercializzare il ‪#‎vinoclandestino‬. Noi siamo dei distributori e lavoriamo direttamente con le aziende che producono, sul locale abbiamo margini di crescita sull’avventore che viene, ma il primo obiettivo è abituarlo a bere questi vini, le componenti chimiche di questi vini sono tangibili anche a un neofita; per ciò che riguarda la cultura della degustazione dobbiamo anche sottolineare che il linguaggio da sommelier è stato creato ad hoc per mettere un muro e non fare entrare chiunque in questo mondo. In questo locale abbiamo fatto un corso gratuito in due serate per circa 30 persone per scoprire il mondo del vino, su basi molto sensoriali, personali dove gente che non aveva mai assaggiato vino parlava solo di quello che trovava nel bicchiere, semplicemente senza orpelli nè schemi prefissati. E’ stato sbalorditivo vedere come si può capire il vino senza vincoli alle spalle.

Come si può erudire il cliente, è un passaggio difficile?
Devo ammettere che con grande pazienza è una strada percorribile e doverosa, ad esempio il Pesaro Wine Festival è stato un bel punto di partenza. Poi c’è il nostro lavoro, ciò che ogni giorno facciamo con passione, con una grande dose di forza di volontà, ci piace sederci con il nostro cliente, poter parlare del vino e del suo gusto. Ma la soddisfazione maggiore è quando ti ringraziano per ciò che fai e i clienti tornano, solo a quel punto comprendi che ciò che fai funziona, non solo per un ritorno ma proprio come “esperienza verso il gusto”.

Raccontateci come sono andati i festeggiamenti del vostro compleanno il 23 aprile scorso?
Abbiamo soffiato sulla 4^ candelina con grande entusiasmo, nel locale abbiamo portato tanta gente e amici, è stato un compleanno vero, sentito, vissuto con soddisfazione. Abbiamo sponsorizzato l’evento con comunicazioni anche su Facebook, è stato un modo di comunicare il nostro lavoro, la nostra passione. Tocchiamo con mano che comunicare sul web funziona, abbiamo deciso di investire in comunicazione grazie al lavoro di Evosolution che ci gestisce la parte dei social, ci dà molta visibilità, ci ha dato contatto con persone che prima non ci conoscevano.

Quando avete capito che un wine bar poteva essere la giusta strada imprenditoriale da percorrere in questo periodo ormai lungo di crisi?
Io credo che forse la definizione più sincera che possiamo dare in una valutazione globale dell’attività che noi portiamo avanti, intesa come persone che vengono a lavorare, spese vive e quant’altro, è che noi nello specifico siamo due persone che nell’arco di 2 o 3 anni non ci siamo presi una lira. Questo è investimento, perché se avessimo avuto bisogno di prendere uno stipendio mensile questo posto avrebbe chiuso. Noi abbiamo lavorato tanto, sempre in regola e continuiamo a investire, dalla sicurezza del personale ai corsi, ma forse noi siamo una mosca bianca perché tutto quello che abbiamo fatto va a cozzare con chi lavora senza controllo nell’abusivismo più totale e nel permissivismo.

Passiamo alle vostre materie prime, quanta fatica si fa a trovare il vino più ricercato?
Di ricerca ce n’é tantissima ma è altrettanto vero che poi si fa rete e si generano incontri e conoscenze tra ditte in giro per l’Italia. Anche in questo caso il Pesaro Wine Festival è stato il coronamento di questi rapporti perché le aziende che hanno partecipato hanno passato una selezione attenta, c’è stata una ricerca precisa, mentre se avessimo voluto fare cassa le aziende sarebbero state tre volte tanto.

Quanta forza e coraggio servono per essere sempre al top e quali eventi sono più funzionali alla causa?
Bisogna impegnarsi molto, darsi da fare, crederci e volerlo fare fino in fondo. Anche attraverso l’Associazione Culturale Pesaro Vino e Cultura, che ha spinto molto a fare certe manifestazioni, abbiamo capito che lo spirito d’intraprendenza ci distingue e ci fa crescere, ad esempio l’anno scorso abbiamo organizzato la giornata “Al barchino pesce vino”, non abbiamo avuto di certo un guadagno, anzi, ma con forza e coraggio abbiamo visto che alcuni eventi non solo ti fanno crescere ma mostrano l’intento finale che è far conoscere prodotti di eccellenza. Se si riesce a fare e si continua a fare questo, sebbene i tempi sono quelli che sono e le preoccupazioni non mancano mai, le soddisfazioni ripagano di tutto. Relativamente al Pesaro Wine Festival c’è stato alle spalle più di un anno e mezzo di lavoro, un lavoro estenuante e gratificante, anche se a livello turistico non ha avuto spinta, mentre bisogna capire che anche manifestazioni di questo tipo portano gente da fuori.

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