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La storia di un sogno tra caparbietà e tanto coraggio, tipica degli sportivi

La rubrica #confozaecoraggio quest’oggi racconta la storia di un sogno tra caparbietà e tanto coraggio, tipica degli sportivi.
Siamo infatti nella seconda “casa” della famiglia Pieri. Federico, noto cestista, e sua moglie Daniela, uniti anche da una grande passione per i prodotti della terra e del mangiar sano, hanno rilevato una storica attività di ortofrutta e con grande impegno sono riusciti nell’intento. Sono stati tenaci nel perseguire il loro sogno e, seguiti anche dallo staff Confcommercio, possono oggi dire che gli obiettivi si possono raggiungere con buoni maestri, tanta energia e il sorriso sulle labbra. Buona lettura tra le bontà della nostra terra.

Buongiorno Daniela ci puoi raccontare come nasce la decisione di rilevare questa storica tua attività nel cuore di Pantano?

Mio marito faceva il giocatore di pallacanestro professionista, ma ha sempre avuto la passione per le aziende agricole, quindi aveva già iniziato a lavorare per alcune aziende, anche se il suo sogno era aprire qualcosa di suo. Un’altra sua passione è sempre stata quella del mangiar sano, essendo uno sportivo, e questa sua passione è sempre anche la mia. Eravamo già clienti della proprietaria precedente di questa attività, Rita, e quando abbiamo saputo che cedeva l’attività, ci siamo letteralmente “fiondati” perché era proprio quello che cercavamo: una attività piccola, avendo anche due figli, un ortofrutta storico con sola frutta e verdura di qualità. Abbiamo aperto questa attività il 15 gennaio 2015.

Com’è stata la prima fase di lavoro e quali passi state percorrendo?

Non è un lavoro facile, mio marito Federico alle 5 è già al mercato della frutta dove ci sono anche molti contadini, ma che hanno poca merce, quindi chi arriva prima si accaparra i prodotti più buoni. Fondamentale per noi è stato l’aiuto di Rita, che con la sua esperienza ci ha insegnato tutto: i primi mesi andava al mercato della frutta con Federico e per il primo anno è stata con noi in negozio tutti i giorni. Quando uno ha un bravo maestro è già un passo avanti.

Parliamo di Km0, quanto è richiesto dal mercato?

E’ richiestissimo in questo momento, diciamo che è la cosa principale. Ma l’importante è saper scegliere il vero km0. Molti contadini dicono di avere prodotti bio, ma magari non sono certificati, anche perché la burocrazia per avere questa certificazione è molto lunga e non è semplice averla. L’importante è capire la stagionalità degli ortaggi: fosse per me terrei solo prodotti di stagione, ma poi c’è chi richiede qualche frutto fuori stagione (come fragole, arance oppure frutti esotici), quindi per accontentare tutta la clientela teniamo anche qualcosa fuori stagione. Il nostro punto di forza rimane sempre la qualità, il km0 e soprattutto le aziende agricole dalle quali acquistiamo i prodotti non utilizzano nessun prodotto chimico e questo mi fa essere davvero soddisfatta quando vende la merce, perché è proprio quella che mangiamo noi e che diamo ai nostri figli.

Come la grande distribuzione influisce sulla tua attività?

Diciamo che non ci lamentiamo su questo, perché non vendiamo lo stesso prodotto. Noi puntiamo sulla qualità, cerchiamo sempre di acquistare i prodotti migliori per accontentare la nostra clientela. Ovviamente la qualità si paga, ma il prezzo lo fanno le aziende agricole, non noi. Ma i nostri clienti conoscono la differenza e ormai sono nostri affezionati.

Quanta forza e coraggio servono a chi fa il tuo lavoro e quanto conta il supporto delle aziende agricole?

Moltissima, ma per fortuna abbiamo avuto una “guida” come Rita che ci ha seguito nella nostra formazione e ci ha messo nella giusta rotta soprattutto per quel che riguarda il rapporto che si deve instaurare con le aziende agricole e i contadini di fiducia che ogni giorno ci riforniscono di prodotti freschi e stagione. Senza chi fatica a schiena curva sulla terra noi non potremmo offrire prodotti di qualità. Io e Federico ce la stiamo mettendo e spero che dall’altra parte del bancone questa cosa venga recepita.

Cosa si può fare per salvaguardare le botteghe storiche e farle tornare ad essere il fulcro del commercio cittadino?
(Daniela) Innanzitutto i grandi supermercati non dovrebbero fare la guerra a noi piccoli, soprattutto ultimamente sui social con commenti riguardo i nostri prezzi. (Federico) Occorre tanta forza per mantenerle in vita e credere fortemente in ciò che si fa, ma soprattutto instaurare un rapporto di fiducia con il proprio cliente. I nostri clienti devono sapere che possono contare sulla nostra professionalità e cortesia.

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