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Discoteche al palo: «Eppure ci speravamo»

La rabbia dei titolari e dei rappresentanti di categoria. Arzeni: «Siamo fermi da 15 mesi, tutto l’indotto paralizzato: dietro ci sono le famiglie»

«I will survive» di Gloria Gaynor sarebbe stata la colonna sonora di riapertura delle discoteche e locali di ballo che fino a metà pomeriggio di ieri erano pronti a togliere la polvere da consolle e strobo a specchi. E invece niente da fare. Dopo 15 mesi di chiusura, la musica è ancora la stessa. La cabina di regia ha allentato le misure anti Covid, allungato il coprifuoco fino alle 23, tirato su le serrande a palestre e negozi dei centri commerciali, dato il via libera a matrimoni seppur con paletti come green pass e tamponi a tutti gli invitati, ma niente concessioni al popolo della notte: non si scende in pista. Il settore resta ancora nel limbo. Il che vuol dire che nella provincia di Pesaro e Urbino, che non è di certo la Romagna sul tema ballo, si contano comunque una trentina di locali dance (tra cui Tris, La Poderosa, Baia Imperiale, Walter Ristopizza, I Cavalieri) costretti a tenere ancora chiuso. Una decisione che solleva la protesta degli operatori del settore.
«Siamo gli ultimi, gli invisibili, i dimenticati da Dio e dagli uomini - commenta Marco Arzeni del- Silb Concommercio di Pesaro e Urbino - Non che questa decisione arrivi come un fulmine a ciel sereno, però speravamo che fosse arrivata la volta buona. I locali da ballo e le discoteche sono chiuse ormai da 15 mesi. Tutto l’indotto è fermo. I ristori sono stati assolutamente insufficienti. Eppure il Silbe nazionale si è speso tantissimo per far riaprire in massima sicurezza. Con i due esperimenti previsti in una discoteca all’aperto a Gallipoli e una al chiuso a Milano. Con tutti i paletti del caso. Come mascherine sì, ma niente distanziamenti. E poi tamponi all’ingresso e all’uscita, biglietti prenotati e nominativi, tracciabilità per monitorare il contagio. Tutto ciò lo vedevo come un barlume di speranza». Ma ieri pomeriggio è stato spento da una nuova doccia gelata. «E così queste attività slittano ancora - riprende Arzeni - il problema è che, a cascata, restano a casa tanti lavoratori come dj, buttafuori, pr, barman. Lavoratori che hanno famiglie da sfamare. Per fortuna, certi locali che hanno anche la ristorazione hanno lavoricchiato. E nella nostra realtà molti di questi hanno ancora le spalle coperte e forti. Hanno avuto ristori a dir poco insufficienti rispetto a 15 mesi di chiusura. Speriamo che arrivi presto il tempo di ripartire anche per loro». «All’inizio avevo rabbia, dopo più di un anno, bisogna cambiare,prendere spunto e andare avanti - l’atteggiamento resiliente di Massimo Gabellini, titolare de La Poderosa - abbiamo capito che la discoteca è morta. Allora abbiamo pensato di modificarci. Puntiamo di più sulla ristorazione e su un intrattenimento diverso dalla discoteca. Musica più di qualità e d’ascolto visto che le persone devono stare al tavolo. Per il resto niente è giusto, neppure il coprifuoco fino alle 23. I ristori sono una miseria: su 440mila euro di perdita, ho avuto 14mila euro. E’ niente quando hai una famiglia. Per questo devo evolvermi». «Sapevamo che non sarebbe ancora arrivato il nostro momento - dicono i titolari di Baia Imperiale, Marco Badioli e Ledio Marku - noi ci stiamo comunque preparando. Innanzitutto stiamo sistemando balaustre e camminamenti così come disposto dalle nuove normative dopo il caso Corinaldo. Per il resto, siamo ottimisti e fiduciosi». Meno positivo, Diego Mosciatti gestore del Colosseo-Villa Borghese: «La mia è una discoteca invernale. Sono chiuso da più di un anno. E secondo me non riaprirò neppure a fine 2021. Ancora non vedo la luce in fondo al tunnel».

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