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Conforzaecoraggio by Fiori di Francesca Frenquellucci

Proprio come una pianta la nostra protagonista di oggi resiste al freddo, alle spine e alla fatica che solo un lavoro come quello del fiorista vive quotidianamente, ogni giorno, Natale compreso. Ma le mani creative possono raccontarci storie di vita che solo chi ama il proprio lavoro può trasmettere attraverso la propria arte. Eccoci quest’oggi nel regno di Francesca Frenquellucci, che condivide con il marito Roberto e la figlia Giulia. La nostra protagonista è una donna che crede nella sinergia tra commercianti, nella forza del gruppo, consapevole che per cambiare occorre fare sistema. Un’imprenditrice agguerrita contro l’abusivismo e l’illegalità, speranzosa nello snellimento della burocrazia, e convinta che solo con il ritorno dell’etica e della morale anche il commercio può tornare ad essere il valore aggiunto della nostra economia.

Buongiorno Francesca, raccontaci la storia della tua vita imprenditoriale da sempre immersa tra profumi, colori e composizioni floreali.

Vivo tra i fiori da sempre, la mia famiglia lavora in questo settore sin dal 1947. Hanno iniziato i miei nonni con il mercato ambulante, pensate arrivavano fino in Toscana e vendevano i fiori (all’epoca solo garofani e gladioli); poi si sono stabiliti con il mercato in piazza e in una seconda fase in Piazzale Matteotti. Ad oggi questa è la quarta generazione: dai miei nonni, ai miei genitori, per passare a me, che ora sono con mia figlia Giulia e mio marito Roberto. Ho aperto qui dal 2004 grazie ad un bando pubblico sull’imprenditoria giovanile indetto dal Comune di Pesaro. Ammetto che all’inizio è stata dura perché dovevo stare al passo con la tenacia l’impegno di una famiglia intera, ma con grande dedizione sono riuscita a farmi strada in questa attività.

Quanta preparazione e studio sono serviti per raggiungere risultati eccellenti come i tuoi? E quali sono le richieste dei tuoi clienti soprattutto in un periodo come quello del Natale?

Per raggiungere alti livelli occorre aggiornarsi continuamente, perché cambiano le mode, cambiano le tecniche. Ad esempio in questo momento è in atto una seria ricerca nell’uso di materiale da riciclo: si usa il legno, cartone, fil di ferro o metalli in genere, tutte materie prime povere di per sé ma che con estro e manualità diventano pezzi unici e di design. Facciamo corsi e aggiornamenti e, a tal riguardo, la ditta di mio padre, che rifornisce nelle Marche materiale e fiori, fa corsi annualmente, spesso facendo arrivare maestri dall’Olanda, ma anche dall’Italia, perché anche qui abbiamo persone molto competenti e preparate. Le nuove metodologie ci insegnano inoltre a non buttare nulla, il materiale che a volte pare di scarto ora è il valore aggiunto della confezione finale: foglie, cortecce di albero rendono il mazzo più bello a volte più del fiore stesso.

Quanto è importante ascoltare le esigenze dei propri clienti?

Moltissimo, tant’è che quest’anno ho deciso di fare un omaggio a tutti i nostri clienti, un portapane con il nostro logo, perché è importante dire grazie a chi, nonostante la crisi , ha continuato a venire da me e mi aiuta ad andare avanti e credere in questa attività. Devo dire che è un periodo piuttosto vivace, sebbene la fase poco rosea della nostra economia, si crede ancora molto nel Natale, nella magia delle feste, ci tengono tutti a fare un bell’albero, ad un presepe con il muschio, anche soltanto ai rami di abete.

Come si è trasformata negli anni la vendita di composizioni e addobbi?
Moltissimo, pensate i fiori hanno da sempre un valore simbolico, sono calate le vendite di mazzi ma anche di addobbi perché si è perso l’uso del regalo floreale, se ritroviamo i valori ricreiamo anche il sistema dono floreale, e questo vale per tutto il commercio.

Come affrontate il problema dell’abusivismo nel vostro settore?
Nel mio settore l’abusivismo c’è ed incide, basta vedere le sere nei locali, piene di venditori ambulanti di rose. E’ vero che la crisi ha portato a comprare meno un mazzo di fiori, ma sapere che c’è chi ti vende un fiore direttamente al tavolo, pesa ancora di più su questa tendenza a non acquistare una confezione floreale. Per non parlare dei venditori all’ingresso del cimitero, è giusto che anche queste persone paghino le tasse come noi e soprattutto bisogna scovare i loro fornitori.

Come avviene il tuo incontro con la Confcommercio di Pesaro e Urbino?
Il mio sodalizio con la Confcommercio è avvenuto in una fase molto particolare della mia vita professionale e politica. Aderendo al Movimento 5 Stelle mi sono preoccupata del discorso microcredito, così mi sono recata presso gli uffici di Confcommercio che già conoscevo, grazie a mia mamma che era associata prima che andasse in pensione, e ho avuto la possibilità di avere un supporto reale dal direttore Varotti, che si è reso molto disponibile nell’affiancarmi persone competenti che mi hanno seguita e aiutata. Devo dire che Giovanni Arceci è stato un ottimo sostegno in questo percorso, d'altronde non era il mio settore, ma con chiarezza e professionalità abbiamo spinto su questa opportunità per le aziende che possono usufruire di prestiti molto importanti per le categorie del commercio.

Sei in prima linea anche per ciò che riguarda il mondo della politica “fattiva”. Con quanta forza e coraggio continuate ad affrontare il periodo congiunturale che ogni attività sta attraversando?
E cosa si può fare per dare una svolta?


Servono tantissima forza e tantissimo coraggio. Oggi avere un’attività è molto difficile, la tassazione è altissima, la burocrazia ingestibile. In molti si stupiscono perché tendiamo a mettere le commesse con i voucher. Non è per “fare i furbi”, ma perchè non si riesce proprio ad affrontare il mercato diversamente, si fanno lavorare i commessi solo quando si ha bisogno. I nostri genitori hanno realizzato i loro sogni, comprato una casa, il negozio stesso, ma ad oggi non c’è la stessa situazione, lo Stato non ci aiuta affatto, anzi ci tassa al massimo, poi abbiamo le bollette, i fornitori, e così le commesse a tempo indeterminato non esistono più. Ho un appello da fare a tutti commercianti: dobbiamo essere uniti, fare sistema, andare alle riunioni, avere sinergia tra di noi e muoverci insieme. Avere figure intermedie per cercare di spingere anche le amministrazioni a fare qualcosa di più. Inoltre non dimentichiamoci che non siamo tutelati per niente in certe situazioni come categoria, se stiamo male dobbiamo farci un’assicurazione personale, ci sono delle leggi assurde che non capiscono le differenze tra una piccola impresa a un’impresa che ha magari 10 dipendenti, non si può fare di tutta l’erba un fascio. Ricordiamoci tutti quanto sia importante la concertazione che può avvenire solo grazie a tramiti efficienti che conoscono i nostri problemi e che sono le realtà associative come Confcommercio.
Vorrei fare a tutti gli auguri buon natale e... "Pura Vida".
#conforzaecoraggio&

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