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Con le elezioni alle porte nessuno parla di turismo

Siamo alla porte delle elezioni politiche del 4 marzo e tra i tanti argomenti di cui la politica discute non ho ancora sentito la parola “turismo”.
Ovviamente si parla di economia pensando alle grandi imprese industriali; si parla di occupazione pensando ad un mondo del lavoro che forse non c’è più.
Purtroppo per molti politici o candidati sembra che le lancette dello sviluppo economico siano ferme ancora agli anni ’60 del secolo scorso. Oggi, invece, l’economia turistica offre un contributo decisivo alla produzione della ricchezza italiana, allo sviluppo dell’occupazione, all’attivo della bilancia valutaria.
Il valore aggiunto prodotto dalle attività connesse al turismo è pari a circa 171 miliardi di euro, ovvero l’11,8% del PIL.
La spesa totale degli stranieri in Italia nel 2016 è stata pari a 36,7 miliardi di euro. Gli esercizi ricettivi italiani ospitano ogni anno più di 400 milioni di pernottamenti. Il settore offre lavoro a 1,5 milioni di persone, di cui circa 1 milione di lavoratori dipendenti.
Ed allora il turismo meriterebbe più attenzione ed una vera “politica del turismo in Italia” per incrementare le opportunità economiche del settore, più di altri sottoposto alla concorrenza internazionale.
L’obiettivo deve essere: alleggerire la pressione fiscale sulle imprese turistiche.
Questi alcuni suggerimenti alla politica ed ai candidati:
1) Ridurre il peso dell’IMU sugli immobili alberghieri e consentirne l’integrale deducibilità dall’IRES e dall’IRAP
2) Commisurare l’utilità della Tassa sui rifiuti dovuta per le camere di albergo a quanto richiesto per le civili abitazioni
3) Mantenere l’aliquota IVA al 10%, eliminando la clausola di salvaguardia che rischia di mettere fuori mercato le nostre imprese
4) Ridurre il cuneo fiscale
5) Ridurre gli importi del canone speciale RAI, prevedendo agevolazioni per le strutture stagionali
6) Riconoscimento del “Danno indiretto” da terremoto per le imprese turistiche della Provincia di Pesaro e Urbino.

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