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«Camere di Commercio una pessima riforma»

La pessima riforma delle Camere di Commercio preparata dal Governo Renzi sembra giunta al capolinea.
Il 25 agosto è stato approvato il decreto che dovrà essere convertito in legge ed è oggi alla attenzione delle commissioni parlamentari di Camera e Senato. Speriamo che i parlamentari riescano almeno a modificare, parzialmente, alcune delle norme più indecenti essendo del tutto impraticabile la bocciatura ed eliminazione della riforma. Al di là dei necessari accorpamenti tra Camere di Commercio, la gravità del decreto sta nella eliminazione delle funzioni più importanti svolte sino ad oggi dalle Camere di Commercio. In particolare non si potrà fare più internazionalizzazione delle imprese né attività di promozione turistica all’estero. Rimarranno compiti meramente burocratici. Il disegno – o il pensiero debole – è quello di accentrare tutte le funzioni che riguardano il sostegno alle imprese che vogliono operare con l’estero o che vogliono promuovere il proprio territorio e la propria struttura – a livello governativo e ministeriale -. E’ il nuovo centralismo (democratico?) che ritroviamo anche nel progetto di Riforma costituzionale che non a caso è promossa dagli stessi esponenti politici e sostenuta dalle stesse organizzazioni (Banche d’affari, Confindustria…). Il disegno è chiaro: togliere potere e ruolo ai territori, emarginare le piccole imprese (che mai avranno la possibilità di partecipare alle inutili missioni di sistema organizzate dal Ministero con ICE, Confindustria, SACE O, Enit) a tutto vantaggio della solite 4 o 5 aziende, a volte a maggioranza pubblica, ai cui vertici il Governo ha nominato propri amici spesso provenienti dalla stessa Confindustria. Un modello, quello del neo-centralismo, fallimentare che sicuramente richiederà a breve, una riforma della riforma.

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