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Alla Città di Pesaro, la storia dell'abbigliamento al femminile

La rubrica di oggi ci racconta la storia e l’esperienza di una famiglia. Alessandra e Anna, due sorelle che hanno preso il testimone dalla passionaria mamma Lilly, che con gentilezza e classe accoglie le sue clienti nel negozio di Via Zongo con l’entusiasmo di sempre. Una donna che ha saputo trasmettere alla sue figlie lo spirito di sacrificio e la caparbietà che solo una attività commerciale deve avere come primi riferimenti. Ecco il negozio di abbigliamento per signora Alla Città di Pesaro da sempre radicato nel cuore della città tanto da rimarcarlo anche nell’insegna storica. Buona lettura con la freschezza e la saggezza della signora Lilly e la tenacia delle sue figlie.
Buongiorno Alessandra. Come nasce la vostra attività di abbigliamento al femminile nel cuore della città, a due passi da Piazza del Popolo?
La nostra attività nasce nel lontano 1955, quando mia nonna acquistò il negozio dalla signora Arcangeletti. All’epoca l’attività si trovava in Via Branca e lì restò fino al 1982, quando mia madre decise di spostarla in un locale più grande ed identificò quello adatto nel locale attuale di via Zongo che per una serie di caratteristiche lo ritenne più idoneo al vero apprezzamento degli abiti. Oggi l’attività è gestita completamente dalla famiglia al femminile, infatti siamo io, mia madre e mia sorella Anna.
Come sono cambiate le esigenze delle vostre clienti? La signora tipo a quale capo non può proprio rinunciare nel suo guardaroba?
Le cose dal 1982 sono cambiate radicalmente: al giorno d’oggi un negozio sulla via principale della città è sicuramente più funzionale, anche se Pesaro è una cittadina strana da questo punto di vista, siamo tra i pochi a non avere potenziato le vie attorno agli antichi cardo e decumano, o comunque non è un abitudine del cittadino pesarese vivere e sentire proprie le piccole stradine del centro. Ma al di là di ciò il commercio è cambiato dalla radice: una volta la signora si vestiva elegante ed occasionalmente sportiva, mentre oggi l’esigenza primaria è solo il casual, mentre la ricerca di un tailleur, o di una giacca più elegante ormai si è persa. Pensate solo che un tempo le donne ricercavano per l’80% la gonna e solo per il 20% i pantaloni mentre ora la situazione si è completamente rovesciata. Il gusto è cambiato, la vita è cambiata e gli acquisti hanno seguito la scia. E tutta questa trasformazione ha cambiato il modo di acquistare e scegliere. Certamente vivendo un periodo di grande crisi economica si ha che il nostro settore risente come e più degli altri di un calo degli acquisti generalizzato. Le nostre clienti storiche non mancano di certo, ma ora anche il cliente tipo è cambiato.
Inoltre il sistema di anticipare sempre più il periodo dei “saldi”, che iniziano quando ancora si dovrebbe essere nel “clou” delle vendite, penalizza l’offerta del prodotto e svaluta il nostro lavoro ed i nostri articoli. A questo punto sarebbe meglio abolire completamente il sistema dei “saldi”, almeno per come è strutturato attualmente, e riportarli a quella che è sempre stata la consuetudine e cioè a fine stagione. Con questo metodo di fare i “saldi” si arriva ad appiattire la passione, l’amore e il sacrificio che mettiamo nel scegliere con cura gli articoli, rischiando che la merce in negozio viene apprezzata solo in funzione del suo prezzo di “cartellino” e non del suo valore effettivo. Una volta si lavorava tanto con gli abiti per le cerimonie, ma ora si cercano per lo più abiti economici e da poter utilizzare tutti i giorni. La crisi economica è diventata anche una crisi di pensiero, e ha portato a far morire il buon gusto: guardatevi attorno, oggi si vestono tutti uguali.
Quanto è ancora importante la scelta di prodotti Made in Italy nell’acquisto di un capo di abbigliamento?
Il Made in Italy è fondamentale anche se relativo, mi spiego: tutti ormai guardano l’etichetta, non solo dove è fatto un capo ma anche di cosa è fatto. La ricerca della qualità è la prima cosa, però bisogna stare attenti perché molte etichette italiane fanno fare all’estero i loro prodotti. Allora meglio, ad esempio, un’azienda straniera ma che lavora con materie prime e filati eccellenti.
Il commercio nel centro città ha avuto una notevole trasformazione, quali sono secondo voi le cause di tale cambiamento e come si potrebbe arginare tale problema?
Il nostro comparto si è trasformato in particolar modo, le grandi catene di distribuzione hanno costretto le boutique indipendenti ad spostarsi nelle vie traverse. Ma la gente in centro non va a fare shopping per vari motivi: in primis i parcheggi, lontani, cari e scomodi ed in secondo luogo il degrado dei palazzi e dell’arredo urbano in genere. Sono proprio le grandi catene uno dei mali maggiori del nostro settore, infatti aprono e chiudono con disinvoltura senza dare più continuità e riferimenti al commercio cittadino, cosa che noi invece facciamo da 60 anni. L’amministrazione comunale dovrebbe pensare ad abbellire il centro, a migliorare l’arredo urbano e l’illuminazione, perché la gente vuole che il centro sia un salotto in cui trascorrere momenti di relax oltre che fare acquisti. Non serve mettere le bancarelle di frutta e verdura in piazza come eventi di punta per attirare gente, bisognerebbe fare qualcosa di caratteristico e con valenza culturale. Basti pensare al ROF che porta sempre clienti e funziona come traino a vari settori economici cittadini.
Pensate (ci racconta Lilly), una volta il sabato era il giorno in cui si lavorava di più, oggi non è più così. Noi lavoriamo soprattutto la mattina , ma al di là della nostra situazione specifica, in generale si lavora davvero molto meno. Una volta lavoravamo tutti giorni e abbiamo lottato con forza per avere il giorno di riposo il lunedì e la chiusura la domenica e i festivi, ora siamo tornati indietro di 50 anni, ricominciando con le aperture domenicali. Hanno azzerato tutte le nostre battaglie vincenti mentre hanno conservato i difetti burocratici di sempre.
Quando avviene il vostro sodalizio con la Confcommercio di Pesaro? E’ un matrimonio di lunghissima data, perché mia madre lo ha ereditato dalla precedente gestione ed era già attivo nell’anno della vostra fondazione il 1945. Sono trascorsi 70 anni.
Nella vostra insegna è ben chiaro l’amore e l’attaccamento a questa città. Quanta forza e coraggio occorrono quotidianamente ad una attività come la vostra che vive di centro storico e nel centro storico?
Oggi come oggi ce ne vuole tanta, siamo in tanti a lavorare nel settore abbigliamento e se non avessimo forza, coraggio, passione e spirito di sacrificio, il gioco non varrebbe la candela. Ma per noi fare questo mestiere è questione di DNA, ci mettiamo amore e passione, e non possiamo negare che per noi è ancora una bella soddisfazione vedere le nostre clienti felici dopo un acquisto.
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